
La collega di lingue – Dopo quel giorno - Parte 2
Da: Albe100
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Passarono alcuni giorni da quel primo episodio, ma qualcosa tra noi era rimasto sospeso. Lei non sembrava affatto pentita. Anzi, da alcuni piccoli segnali avevo la sensazione che fosse rimasta contenta di quella parentesi e che, dentro di sé, avesse ancora voglia di capire dove potesse portarci quella complicità.
Io, però, non le mettevo pressione. Lei conosceva perfettamente il mio punto di vista e sapeva che non avrei mai insistito se avesse deciso di fermarsi.
Nei giorni successivi, quasi senza accorgercene, quelle occasioni cominciarono a ripetersi. Quando dovevamo rientrare a scuola per consigli, collegi o riunioni pomeridiane, era stata lei stessa, qualche volta, a chiedermi di fermarci da me, visto che casa mia era lì vicino.
Pranzare insieme era diventata una cosa naturale: sushi, qualche battuta, un caffè e magari un po' di tempo per staccare prima di tornare al lavoro. Era già successo anche con altri colleghi, quindi apparentemente non c'era nulla di strano. La differenza, però, era quello che ormai entrambi sapevamo esserci sotto.
Quel giorno arrivò a scuola con una gonnellina e gli stivaletti di fine estate. Conosceva bene i miei gusti e sapeva che quel look aveva un effetto particolare su di me. Quando ci incrociammo con lo sguardo, lei se ne accorse immediatamente.
Io sorrisi.
«Mamma mia… ma tu…»
Lei fece finta di niente, ma il sorriso la tradì.
«Rimango qua per il collegio. Alle tredici andiamo. E non chiedere altro.»
Quella frase mi rimase in testa per tutta la mattina.
Era timida, soprattutto quando si accorgeva di essere osservata, ma aveva anche un lato sorprendentemente deciso. Quando prendeva una decisione, sapeva essere molto chiara.
Alle tredici salimmo in macchina. Per qualche minuto rimanemmo in silenzio. La tensione era evidente, ma nessuno dei due sembrava volerla nominare.
Poi lei ruppe il silenzio con una battuta, quasi per ricordare a entrambi che i suoi confini esistevano ancora:
«Non fare il porco, ascoltami. Ci sono cose che non voglio assolutamente. Sai che su certe cose entro nel panico.»
La guardai e annuii.
«Va bene. Decidi tu.»
Quella risposta sembrò rassicurarla.
Pranzammo velocemente.
Arrivati a casa, per un momento tornò quella strana atmosfera del primo incontro. Solo che questa volta c'era qualcosa di diverso: non era più una situazione capitata quasi per caso.
Era stata lei a chiedere di fermarsi.
Era stata lei a stabilire il momento.
E, soprattutto, era stata lei a lasciarmi capire che quella volta non voleva semplicemente fingere che tra noi non fosse successo niente.
Mi guardò, sorrise e disse piano:
«Non farmi pentire di essere venuta.»
«Non succederà.»
Rimanemmo qualche secondo in silenzio, vicini, lasciando che fosse proprio quella tensione a parlare per noi. Il resto sarebbe dipeso soltanto da quanto entrambi ci saremmo sentiti a nostro agio nel fare il passo successivo. Ci sedemmo per qualche istante, ancora sorridendo per l'imbarazzo e per la consapevolezza di essere arrivati davvero a quel punto.
Lei aprì la borsa e tirò fuori un piccolo pacchetto. Quando capii di cosa si trattava, la guardai sorpreso. Condom
Lei sorrise.
«Non te l'aspettavi, vero?»
Scossi la testa, divertito.
«Direi proprio di no.» Per un momento abbassò lo sguardo, poi tornò seria.
«Però devi rispettarmi. Anche a me piacerebbe lasciarmi andare completamente, ma ci sono cose che non posso fare.»
La sua voce era timida, ma il messaggio era chiarissimo. Annuii senza aggiungere altro.
E si inizio con qualcosa di magico...








Commenti (1)
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Virginia Oggi
Si è fatta risentire subito 😂 Timidona, tutta impaurita e con mille precauzioni… però guai a perdersela, eh 😏